Impressioni su Sarajevo

Questo non è un post scritto a caldo bensì a caldissimo. Non sono ancora tornata dal mio viaggio nei Balcani on the road ma ho sentito il bisogno di scrivere queste parole.

Mi avevano avvertito, avevo già sentito dire che Sarajevo non è una città che si visita a cuor leggero. Non è certamente una meta facile, da visitare con spensieratezza. Avendo letto diversi libri sui Balcani e soprattutto sugli anni bui della guerra, sapevo già che le emozioni sarebbero state tante, ma non le immaginavo così forti.

Il primo giorno ho fatto uno dei cosiddetti free walking tour, ossia un giro della città con guida annessa che non ha costi, si basa solo sulle mance di chi partecipa. Il ragazzo che ci ha guidati, Mohammed, ha deciso di condividere con noi alcuni aneddoti personali sulla guerra e sull’assedio di Sarajevo, durato ben 4 anni, dal 1992 al 1996. Uno di questi riguardava proprio suo cugino: una sera in giro con gli amici si era accidentalmente trattenuto oltre le 23, orario del coprifuoco. Mentre tornava a casa, la polizia lo fermò chiedendogli documenti e permesso di circolazione oltre quell’ora. Sprovvisto di entrambi, il ragazzo venne portato in caserma, dove sapeva già ne sarebbe uscito forse la mattina dopo. Chiese di poter chiamare il telefono più vicino a casa sua per rassicurare la famiglia. Quando la madre rispose, lui le disse: “Mamma, tutto bene, sono in prigione!”. La frase può sembrare comica ma, contestualizzando, essere in prigione era davvero una sicurezza in una città dove si poteva venire uccisi da un cecchino da un momento all’altro, senza troppe difficoltà. Dopo questo racconto, la guida ci ha mostrato le famose rose di Sarajevo. Purtroppo le “rose” non sono fiori ma segni lasciati dai bombardamenti sull’asfalto. Alcuni artisti di strada hanno deciso di colorarli di rosso proprio per simboleggiare il sangue versato da tanti innocenti. Dopo questa spiegazione, Mohammed si è scoperto una gamba e ci ha fatto vedere una cicatrice notevole, segni lasciati da una bomba esplosa in un giardino pubblico, frequentato per lo più da bambini. Il suo commento non lo dimenticherò mai: “Io quel pomeriggio volevo solo giocare a calcio”. Vi assicuro che trattenere le lacrime non è stato facile.

rose di Sarajevo

Le rose di Sarajevo

Un’altra cosa che mi ha colpito tantissimo è il numero di cimiteri presenti in città. Ne ho visitati un paio, ma per rispetto ho preferito non fare foto. La maggior parte delle date di morte sono proprio dal 1992 al 1996 e tante date di nascita purtroppo erano troppo vicine a quegli anni terribili.

Ma fortunatamente Sarajevo non è solo tristezza. Un’altra particolarità che mi ha colpito tantissimo è proprio il suo multiculturalismo. Il centro storico riesce a catapultarti direttamente a Istanbul, con le sue moschee e i suoi bazar. Facendo pochi passi si entra nella zona austro-ungarica, dove sembra quasi di stare a Vienna o Budapest. Nel giro di duecento metri, in una delle strade principali, si trova una chiesa serbo-ortodossa, una cattolica, una sinagoga e una moschea. Un multiculturalismo e una convivenza invidiabile che ha tanto da insegnare a un’Europa che si sta rivelando sempre più intollerante.

Sarajevo multiculturalismo

In giro è possibile vedere ragazze con i capelli al vento e con l’hijab passeggiare insieme, mangiare un gelato e ridere spensierate. Ho visto anche diverse donne con il niqab, il velo integrale, ma qui devo aggiungere un appunto. A Mostar ho incontrato una mia amica bosniaca conosciuta in Erasmus. Il discorso è caduto sulla religione e lei mi ha spiegato che spesso le donne con il niqab non sono locali, ma persone che vengono da altri paesi del Medio Oriente che stanno investendo parecchio in Bosnia. Non ho avuto modo di verificare questa sua informazione, quindi mi scuso se è inesatta, ma anche questo mi ha fatto riflettere. A volte vedere le donne coperte con il velo integrale mi ha fatto un po’ di tristezza, sia che sia una scelta volontaria o forzata. Ho pensato alla mia vita e a quante libertà ho e spesso non me ne rendo conto. Loro devono alzare il velo a ogni boccone o leccata di gelato, mentre io sto viaggiando da sola e ho un compagno che non solo è d’accordo con questa mia scelta ma anzi, mi ha incoraggiato tantissimo a partire. Questo sì, mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca.

Detto questo visitare Sarajevo è un’esperienza unica, non facile, non è una passeggiata ma secondo me va fatto almeno una volta nella vita. Del resto questi fatti sono successi 20 anni fa, praticamente dietro l’angolo.

Siete mai stati a Sarajevo o in un posto che vi ha commosso tantissimo? Aspetto le vostre risposte!

Ho scritto questo post dal cellulare di getto in meno di un’ora, quindi scusate se ci dovessero essere refusi!

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17 pensieri su “Impressioni su Sarajevo

  1. Wow Giulia, il tuo on the road è davvero coinvolgente! Ma soprattutto per me è un’ottima occasione per conoscere attraverso le tue parole delle realtà geograficamente abbastanza vicine ma di cui purtroppo so poco o nulla.
    Aspetto con ansia anche le prossime tappe!

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  2. Purtroppo non ho familiarità con i Balcani, né con la loro storia tormentata. Certo che i racconti della tua guida fanno molto riflettere, così come i tuoi pensieri su quanto noi siamo fortunati. Credo che sia come dici tu, si tratta di una città da visitare, seppur non a cuor leggero. Viaggiare ci aiuta anche a capire la storia, con i suoi fatti e le sue (spesso incomprensibili) motivazioni!
    Aspetto i racconti sulle altre tappe 🙂

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  3. Giulia, che esperienza intensa hai vissuto. Non ti nascondo che qualche lacrimuccia è scesa quando ho letto la storia della “rose di Sarajevo”. Non so se avrei il coraggio di fare un viaggio così tosto, ma allo stesso tempo ne sono affascinata. Sarà che so poco e niente dei Balcani e della loro storia. Aspetto gli altri articoli. Ciao, buon rientro

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  4. Ciao Giulia, Sarajevo è una città che mi piacerebbe moltissimo visitare proprio a causa della sua storia, così recente, dolorosa e vicina. Non so bene perchè ma mi attira tantissimo, me ne sono innamorata dal libro della Mazzantini “Venuto al mondo”. I viaggi non devono essere sempre facili o belli, ma farci crescere, imparare qualcosa di nuovo sul mondo e sui noi stessi ed è per questo che prima o poi anche io visiterò Sarajevo. Non vedo l’ora di leggere il resto! Valentina

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  5. Gli articoli scritti di pancia sono quelli che amiamo di più, le emozioni fluiscono senza starci troppo a pensare e si riesce a vivere il viaggio in prima persona pur essendo confinati dietro ad uno schermo.
    Ci hai incuriosito tantissimo con questo articolo, complimenti Giulia! 🙂

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  6. ladiesarebaking ha detto:

    Grazie Giulia per avermi fatto leggere questo post! Come ti dicevo io a Sarajevo sono stata nel ’99 la guerra era finita da pochissimi anni e io ne avevo 16! Apprezzo tantissimo il dono che hai di raccontare le emozioni che ti ha lasciato questa città! Io non ci sono mai riuscita…forse perché avevo 16 anni, forse perché allora la realtà di Sarajevo era molto diversa da quella di oggi, non lo so! Mi ricordo benissimo le rose di Sarajevo, anche se ai tempi non so se le chiamassero già così! Ricordo i greggi di pecore che venivano fatte pascolare nei parchi cittadini e ricordo che mi era stato detto che lo facevano per scovare qualche eventuale mina antiuomo rimasta nascosta e inesplosa! Ricordo i racconti di una ragazza Daniela che mi confessava di aver perso la sua migliore amica, ma non perché fosse morta…semplicemente perchè lei era “il nemico” e quando è scoppiata la guerra loro hanno perso ogni contatto, probabilmente la Sarajevo multietunica di ora è la stessa che la guerra si è momentaneamente portata via! Ricordoni buchi nei muri dei palazzi e altri palazzi accartocciati su se stessi, abbattuti perché edifici strategici! Fuori da Sarajevo ricordo una natura meravigliosa e spettrale allo stesso tempo, piccoli villaggi abbandonati, dove le case segnate con vernice rossa erano state bruciate! È stato un viaggio sofferto e non ho ricordi felici…ma nonostante tutto è uno dei viaggi a cui sono più legata perché mi ha cambiata!!!

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