Fuga in Ungheria

Ringrazio Beatrice de “Il Mondo secondo Gipsy” per avermi ospitata sul suo blog! Se siete curiosi di sapere come si vive in Ungheria e quali sono i motivi che mi hanno spinta a lasciare il nostro paese, potete fare un salto qui.

Il Mondo secondo Gipsy

Per la rubrica Italiani in fuga oggi ho intervistato Giulia, nella foto sopra, che vive in Ungheria.

Ecco le sue risposte:

1) Cosa ti ha spinto a lasciare l’Italia?

In realtà nulla di particolare. Ero appena tornata dal mio secondo scambio universitario in Europa e non vedevo l’ora di ripartire. Ho cercato qualche offerta di lavoro all’estero a tempo perso e neanche a farlo apposta mi hanno assunta a Budapest, con un contratto indeterminato. In Italia non avevo nulla che mi legasse se non l’università (che poi ho finito lo stesso), vivevo con mia madre e non avevo un lavoro fisso. Mi sono detta: “Tentar non nuoce” e mi sono trasferita.

2) Come mai hai scelto proprio questo paese?

Ero già stata a Budapest per vacanza qualche settimana prima e mi era piaciuta tantissimo, sono poi tornata per il colloquio per un paio di giorni e me ne sono…

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3 pensieri su “Fuga in Ungheria

  1. Davvero i tuoi nuovi concittadini sono pessimisti e negativi? Ma perchè, hai mai approfondito questo aspetto? Forse è un retaggio culturale che viene dal periodo del regime? Anche i giovani sono così? …madò quante domande! 😛 Insegnagli un po’ di italianità 😀
    A presto!

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    • Sì purtroppo credo sia un retaggio del regime, come tante altre cose, tipo zero attenzione al cliente nei negozi (ma proprio zero carbonella), il fatto che bere fino a devastarsi sia l’unica forma di divertimento concepita e altre piccole cose. I giovani dipende, se sono abituati a contesti internazionali è diverso, lì non c’è quest’aurea di negatività distruttiva e hanno sicuramente la mentalità più aperta. Io non ho tantissimi amici locali, però frequentando le conoscenze del mio compagno mi rendo conto della differenza abissale tra chi vive qui e chi invece si trova all’estero. Ti faccio il primo esempio pratico che mi viene in mente: ho lavorato per un anno in un’azienda, poi ho cambiato posto di lavoro. L’ultimo giorno in ufficio abbiamo organizzato una mini-festicciola. Tutti gli altri colleghi di varie nazionalità mi hanno augurato buona fortuna. Gli ungheresi, quasi nessuno escluso, mi hanno chiesto: “E se poi l’azienda non ti piace? E se il lavoro non è quello che speravi? E se poi il tuo capo si comporta male? E se poi ti licenziano?” Immagina lavorare tutti i giorni così 😀
      L’italianità fortunatamente è contagiosa! Ma per chi è propenso al contagio 😉
      Scusa il papiro 😀 Un abbraccio!

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